Oggi, dopo aver pranzato con la mia amica Anna, riflettevo sul fatto che da quando ho iniziato a svolgere questa professione, spesso la prima domanda che le persone mi rivolgono quando hanno un problema o anche solo un dubbio è: “Avvocato, come faccio per…?” o, nella versione familiare, “Vero, come faccio per…?” da qui mi sono venute in mente due cose importanti che ho deciso di annotare e poi di farci un post.

La prima è che in effetti, la differenza tra successo e insuccesso, in qualsiasi situazione ci si debba confrontare per risolvere un problema, sta proprio nel “saper come fare”. La storia è piena di idee brillanti che non hanno trovato realizzazione perché chi le aveva immaginate non possedeva le informazioni di base necessarie a dar loro una forma concreta. Conoscere la procedura, quindi, è determinante per la buona riuscita, ma spesso non è così facile reperire quelle informazioni ed è il motivo per cui, in prima battuta le chiediamo a chi ci sta vicino.

Un po’ come quando ci troviamo in una città straniera e non sappiamo come fare per raggiungere la metropolitana, o un museo che vogliamo visitare. Che cosa facciamo? Chiediamo al primo passante che ci ispira fiducia. Ecco, spesso mi capita di vestire i panni di quel passante e la soddisfazione che provo a fornire indicazioni e vedere lo sguardo del mio interlocutore che si illumina di gratitudine, mi regala una soddisfazione interiore indescrivibile.

Il secondo appunto che mi sono fatta, che poi è la diretta conseguenza del primo, è stato: perché non raccontare di queste richieste? L’esperienza del singolo può essere utile anche ad altri che potrebbero avere gli stessi dubbi e dunque mi è venuto in mente di inaugurare questa nuova rubrica e poter così aiutare molte più persone utilizzando un solo click. Certo, mi mancherà la soddisfazione di vedere lo sguardo riconoscente, ma saprò accontentarmi anche solo di un commento o di un like sotto il post, se dopo aver letto l’articolo, avrete trovato la soluzione o lo spunto per risolvere un vostro problema.

Ma bando alle ciance e veniamo al punto. Oggi, dicevo all’inizio del post, ho pranzato con la mia amica Anna. Eravamo sedute al ristorante e dopo aver brindato con il consueto calice di prosecco, stavamo consultando il menù, quando Anna ha alzato lo sguardo e mi ha chiesto:
“Vero, come faccio a sapere quello che mangio al ristorante?”
Dopo un attimo di perplessità e una risposta semiseria del tipo: “Beh, a meno che tu non ti faccia bendare gli occhi prima di mangiare per provare una nuova esperienza sensoriale, direi che puoi facilmente vedere nel piatto, quello che mangi…”

“No Vero, seriamente… io sono una che quando compra al supermercato sceglie sulla base di quelli che sono i contenuti. Per esempio, io non compro mai prodotti che contengono lattosio, ma qui al ristorante come faccio a sapere se lo adoperano oppure no? Tu sei un avvocato che si occupa di diritto alimentare, non credi che sarebbe un mio diritto conoscere gli ingredienti e decidere se mangiarli anche al ristorante? Ecco perché ti ho chiesto come faccio a sapere quello che mangio al ristorante. Non è una domanda oziosa…”

“No. Non lo è ed è invece un tuo diritto essere informata. Sicuramente puoi escludere dal tuo menù quegli alimenti che si definiscono “allergeni”, cioè quelli per cui si sono accertate reazioni avverse in porzioni significative della popolazione. Chi somministra alimenti – ristoratori, chioschi, street fooder… – ha l’obbligo di indicare gli allergeni per i prodotti somministrati sul menù. E lo deve fare in modo molto chiaro, usando o un registro apposito o altri strumenti che però siano comunque scritti, facilmente reperibili dai consumatori e dalle autorità di controllo come, per esempio, le Asl.

Le sanzioni per chi non rispetta quest’obbligo sono abbastanza severe (una multa da 3mila a 24mila se l’indicazione manca del tutto e una multa da 1000 a 8mila euro se l’indicazione viene data con modalità diverse da quelle consentite). Un po’meno pesanti per chi ha una microimpresa. Tieni presente che tutto questo fa riferimento alla normativa europea in tema di etichettatura e di informazioni sui prodotti alimentati ed è una materia che cambierà di nuovo a breve. Quindi bisognerà restare attenti e, come dico sempre io, consapevoli. Ma non farmi fare sempre la secchiona.
Per gli approfondimenti rimandiamo al prossimo pranzo e al prossimo post e adesso… buon appetito!”

Come faccio per… evitare gli allergeni al ristorante?
Tag:                                                 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *