Leggenda vuole che i krumiri siano nati per caso, alla fine di una serata tra amici, passati da un caffè al laboratorio di pasticceria di Domenico Rossi, che ne dedicò l’inconfondibile forma “a baffo” proprio ai mustacchi di Vittorio Emanuele II.

Era il 1878, anno a cui risalgono le prime attestazioni della presenza dei krumiri sul mercato. Fin da subito si capì che potevano essere un prodotto di successo, tanto che ottennero riconoscimenti all’Esposizione Universale di Torino del 1884 (manifestazione antenata dei moderni Expo) e diversi diplomi ed onorificenze fino all’inizio del ‘900 ed oltre.

Dalla loro nascita ad oggi i krumiri di strada ne hanno fatta parecchia. Basta guardarsi intorno nel reparto biscotti del supermercato e la loro forma inconfondibile si trova.

Ma come ci sono arrivati questi biscotti dal laboratorio di pasticceria dove sono nati all’indomani dell’unità d’Italia alla moderna grande distribuzione? E i krumiri che vediamo oggi sugli scaffali del supermercato hanno qualcosa in comune con quelli prodotti da Domenico Rossi a Casale Monferrato?

Per rispondere a queste domande bisogna proseguire con il racconto della storia del “biscotto a forma di baffo” e ripartire dal laboratorio di Casale Monferrato che, negli anni 20 del ‘900 passò da Domenico Rossi ad Angelo Ariotti, per poi arrivare nel 1953 nelle mani di Ercole Portinaro, nonno di Anna Portinaro, attuale titolare della pasticceria di Via Lanza a Casale Monferrato.

Insieme al laboratorio, è passata la ricetta originale di Domenico Rossi che è coperta da brevetto (artt. 2584 e ss. codice civile e art. 45 e ss.Codice della Proprietà industriale), cioè quello strumento giuridico che consente all’ideatore di invenzioni industriali (quali sono, tra il resto, le ricette dei prodotti alimentari) il loro utilizzo in via esclusiva.

Altro rispetto al brevetto è il marchio (artt. 2569 e ss. Codice civile e art. 24 Codice della Proprietà industriale), cioè il segno distintivo che l’imprenditore può apporre sui propri prodotti con diritto di uso esclusivo.

Nel caso dei krumiri, a differenza di quanto avvenuto con la ricetta, non si è provveduto né a registrare il marchio, né ad avviare azioni per la tutela (seppur attenuata) dei marchi non registrati. Questo ha fatto sì che le “imitazioni” diventassero numerose ed alcune di esse, da Casale Monferrato, si diffondessero all’intero territorio nazionale. Un esempio, sono i krumiri della Bistefani s.p.a., azienda nata a Casale Monferrato ed oggi parte del gruppo Bauli che ha fatto del biscotto a forma di baffo uno dei suoi prodotti di punta.

E le “imitazioni” sono diventate così numerose al punto da rendere il termine krumiro di uso comune e, proprio per questo, non più utilizzabile come marchio commerciale secondo un fenomeno che viene definito “volgarizzazione del marchio”.

Esistono quindi altri strumenti giuridici per tutelare i “Krumiri Rossi” anche sotto il profilo della loro denominazione?

Ci si è interrogati sulla possibilità di utilizzare i sistemi di denominazione d’origine (DOP) o indicazione geografica (IGP), ma questo porterebbe ad un paradosso: si dovrebbe inserire nella denominazione il riferimento all’ambito territoriale di Casale Monferrato, così non potendo più utilizzare la dicitura “Krumiri Rossi” che invece ad oggi rende riconoscibile la produzione del laboratorio del Portinaro.

Peraltro, come confermato dalla stessa Anna Portinaro in un’intervista a Bloomberg-Repubblica del 2015, quella della denominazione non sembra una preoccupazione della sua produzione, focalizzata invece sul mantenersi a livelli che rendano possibile quella lavorazione completamente artigianale che pere il vero punto di forza e distinzione dagli altri competitor.

Ed anzi, sembrerebbe potersi applicare ai “Krumiri Rossi” quella che Alberto Grandi definisce “la teoria dell’Avatar”: il prodotto industriale, più comune e diffuso anche se di qualità inferiore, finisce per avvicinare i consumatori a quello artigianale ed originario, creando quindi un vantaggio per quest’ultimo.

Nome comune o no, quindi, la fortuna dei krumiri pare ancora ben lontana dall’essere oscurata.

Veronica Comito

Avvocato

Ci sono krumiri e… krumiri: storia del biscotto a forma di baffo più famoso d’Italia

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