In Italia esistono 862 birrifici artigianali, molti dei quali si possono definire microbirrifici, e si stima che il 90% di essi beneficerà delle agevolazioni fiscali entrate in vigore dal 1° luglio di quest’anno.

Ma andiamo con ordine.

Bisogna partire dalla Legge 154 del 2016, di semplificazione del settore agroalimentare, che ha specificamente disciplinato la birra artigianale. La legge infatti ha chiarito che è birra artigianale quella prodotta da birrifici piccoli e indipendenti e che non sia né pastorizzata né microfiltrata. Insomma, una definizione che non ha nulla a che vedere e che prescinde dalla qualifica di impresa artigiana di chi la produce.

Un passo molto utile per l’identificazione sul mercato ed in etichetta del settore protagonista della filiera della birra, che negli ultimi anni (dati Osservatorio Birra per il biennio 2015-2017) è cresciuta esponenzialmente, passando da 7.834 miliardi a 8.863 miliardi di euro, cioè lo 0,51% del Pil italiano.

Si sentiva però il bisogno di riconoscimenti ed incentivi più concreti, che sono arrivati con la Legge di Bilancio per il 2019 (L. 145 del 2018, art. 1 commi 689-691) e con il collegato Decreto del MEF del 4 giugno di quest’anno, entrato in vigore il 1° luglio.

Con decorrenza dal 1° gennaio 2019, quindi, si applicherà una riduzione dell’aliquota di accisa sulla birra che passa da 3,02 € a 2,99 € per ettolitro e per grado-Plato. Ci sarà, poi, un ulteriore ribasso del 40% nel caso in cui la birra sia prodotta dai birrifici artigianali.

E proprio nell’indicare i beneficiari di questa agevolazione, il Ministero introduce la nozione di microbirrificio, cioè una fabbrica di birra che ha le stesse caratteristiche del birrificio artigianale ma che non produce più di 10.000 ettolitri di birra all’anno.  Beneficeranno delle agevolazioni anche le piccole birrerie nazionali e le piccole birrerie unionali (cioè aventi sede in altro Stato dell’Unione Europea),  in quanto non producano più di 10.000 ettolitri all’anno ed abbiano caratteristiche analoghe a quelle dei microbirrifici.

Dal punto di vista pratico, ogni anno entro il 31 gennaio si dovrà inviare a mezzo PEC all’Ufficio Doganale competente (quello del luogo dove è ubicato il microbirrificio o la piccola birreria nazionale) la dichiarazione del volume della birra presa in carico nel registro della birra condizionata o nel registro annuale di magazzino nell’anno precedente. I microbirrifici, poi, dovranno dichiarare anche le tipologie di birra prodotte, con le relative ricette con indicazione dei dosaggi delle materie prime e dell’acqua utilizzata in ogni singola cotta.

Restano dubbi alcuni aspetti, soprattutto quelli legati alla portata di queste novità di queste novità ai birrifici agricoli, definibili in base al DM delle Finanze n. 212/2010: occorrerà quindi attendere le prime applicazioni pratiche delle nuove norme per valutare l’effettivo impatto delle agevolazioni sulla filiera italiana della birra.

Le agevolazioni fiscali per i microbirrifici sono realtà

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