Finanziare la propria micro-impresa alimentare per farla crescere, soprattutto all’inizio, può non essere semplice. Ci sono, però, alcuni canali alternativi di finanziamento che possono aiutare. Avete mai sentito parlare di crowdfunding? E’ un termine inglese composto da “crowd”, la folla, e “funding” il finanziamento. Esprime il concetto di “finanziarsi con la folla”, ma dietro c’è molto di più di una semplice raccolta fondi tradizionale.

Il crowdfunding funziona così: esiste un progetto e si lancia online una campagna per cercare dei sostenitori per quel progetto. Questo è il meccanismo comune alla base di tutti i tipi di crowdfunding, che si differenziano a seconda di ciò che viene offerto in cambio delle cifre messe a disposizione dai finanziatori.

Ci sono quindi, i crowdfunding:

  • donation based: il finanziatore non riceve nulla in cambio della sua offerta e normalmente ciò avviene per finanziare cause benefiche;
  • lending based: chi offre la somma fa un vero e proprio prestito, ricevendo indietro la somma ed una remunerazione simile agli interessi;
  • reward based: chi sostiene il progetto con una somma, riceve dal realizzatore del progetto una ricompensa, che può consistere nel ricevere per primo il prodotto che viene realizzato o nell’essere citato tra quelli che hanno contribuito…
  • equity based: il finanziatore entra a tutti gli effetti a far parte del progetto, perché con la somma messa a disposizione, acquista azioni, quote o strumenti finanziari dell’impresa che realizza il progetto.

Molte piccole imprese in tutto il mondo stanno già ricorrendo a queste forme di finanziamento, soprattutto utilizzando la formula reward, cioè quella che prevede una ricompensa per i finanziatori. Per una micro-impresa alimentare, una formula utilizzabile potrebbe essere: mi finanzi, avrai per primo le marmellate che auto-produco oppure mi finanzi ed io in cambio ti recapiterò per un certo periodo di tempo una selezione dei miei cupcake…

Le piattaforme attraverso cui si può lanciare una campagna di raccolta di questo tipo sono molte, sia in Italia che all’estero. La più utilizzata è Kickstarter, ma ci sono quelle come Indiegogo che aiutano anche a commercializzare il prodotto con una sezione marketplace.

Che cosa dice la legge italiana in proposito? Iniziamo col dire che il crowdfunding non è vietato, anzi! Si può realizzare e sta avendo successo. Manca una regolazione generale.

L’Italia, infatti, si è dotata di una normativa specifica soltanto per l’equity based crowdfunding con il Decreto Crescita (D.L. 179/2012, conv. in L. 17 dicembre 2012, n. 221) che ha modificato il Testo Unico Finanziario per consentire espressamente alle start-up innovative la possibilità di ricorrere alla raccolta di capitali di rischio tramite portali online. Nel 2015, poi la stessa previsione è stata estesa a tutte le piccole e medie imprese innovative. Il Regolamento di dettaglio è stato emanato da Consob, che ha previsto requisiti particolari sia per i gestori delle piattaforme (simili a quelli per gli intermediari finanziari classici) sia per la campagna (almeno il 5% dell’importo deve essere messo a disposizione da banche o investitori professionali).

Questo che cosa vuol dire? Vuol dire che la micro – impresa alimentare può utilizzare una forma di crowdfunding semplice, basata sulla ricompensa (tu mi finanzi, io ti invio le mie marmellate in esclusiva) per partire e che poi, quando le dimensioni lo consentiranno, potrà pensare in grande, e trovare dei finanziatori con un canale più semplice di quelli tradizionali, ma comunque garantito. Ci sono imprese che con il crowdfunding hanno trovato il modo per vendere kit di autentica cucina italiana a New York, o di commercializzare preparati spalmabili a base di olio di oliva, simili al burro, ma molto più leggeri dal punto di vista nutrizionale…e dare vita a moltissime altre idee e ricette.

Insomma, un bel modo per trasformare la propria creatività in cucina in un’impresa di successo!

Veronica Comito – Avvocato

 

Finanziare una micro-impresa alimentare? Sì, col crowdfunding
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